L’intestino pigro è un problema molto diffuso: ne soffrono ben 4 milioni di italiani e ne risentono maggiormente le donne. Causa di fastidi e insicurezze, il gonfiore addominale si può combattere con una corretta alimentazione. Ecco come sconfiggerla.
Prima di consultare uno specialista, e autodiagnosticarsi un disturbo come la stipsi (si tratta di una vera e propria condizione medica), assicurati di assumere abbastanza liquidi,
favoriscono infatti la digestione e introduci nella tua routine
alimentare almeno 25-30 grammi di fibre al giorno, che aiutano la
regolarità dei moti intestinali.
Ci sono, poi, degli alimenti che puoi assumere per alleviare i sintomi e altri che sarebbe meglio evitare.
Cibi che leniscono la costipazione:
1. Prugne: Sono un rimedio un po’ all’antica ma
sempre efficace poiché contengono un grosso quantitativo di fibre
insolubili. È dell’università dell’Iowa lo studio comparativo tra prugne
e lassativi, che ha visto il frutto avere più successo nel ripristinare
la corretta funzionalità dell’intestino.
2. Fagioli: Contenenti 10 grammi di fibre per
piatto, hanno il beneficio di fornire un valido supporto all’equilibrio
dell’intestino oltre che una fonte insostituibile di energia.
3. Kiwi: se le zuppe non sono il tuo forte ma ami il
cibo “pronto da mangiare”, assicurati di avere in ufficio dei Kiwi.
Ottimi per lo spuntino perché ricchi di vitamine, si consiglia, per
combatte la stitichezza di assumerne due al giorno.
4. Carboidrati integrali: quello che differenzia i
carboidrati integrali da quelli raffinati è il rivestimento del chicco
che viene perso durante la raffinazione. L’involucro, che conosciamo
come crusca, è ricchissimo di fibre e aiuta un’assimilazione lenta degli
zuccheri, abbassando così l’indice glicemico della pietanza. Se non ami
il gusto rustico della pasta integrale, potrai beneficiare della crusca
mangiandola assieme allo yogurt o utilizzandola come panatura per le
tue preparazioni.
5. Olio d’oliva: un cucchiaio a stomaco vuoto può
risolvere una situazione bloccata da settimane risparmiandoti
l’assunzione di un lassativo. Lubrifica l’intestino e riequilibra la
chimica della tua digestione.
Se il gonfiore non ti dà tregua, inoltre, il consiglio è di fare una
passeggiata dopo aver mangiato e di bandire, almeno finché non avrai
ritrovato la tua regolarità, questi cibi:
• Cioccolata
• Prodotti caseari
• Carne rossa
• Banane
• Caffé
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martedì 14 novembre 2017
giovedì 14 settembre 2017
L'acido folico assunto in gravidanza riduce del 40% il rischio di autismo
Assumere acido folico all'inizio della gravidanza, da quattro settimane
prima del concepimento a otto settimane dopo, può ridurre del 40% il
rischio autismo per il nascituro. A stabilirlo è una ricerca frutto di
una collaborazione a livello internazionale tra il Norwegian Institute of Public Health e la Columbia University di New York pubblicata sulla rivista Journal of the Amrican Medical Association (Jama).
Lo studio ha preso in considerazione oltre 85mila bambini sul tipo di integratori assunti in gravidanza dalla mamma e in quale fase della gestazione.
Gli esperti hanno monitorato il campione di bambini per alcuni anni per verificare l'interazione tra acido folico e lo sviluppo di disturbi neurologici, tra cui l'autismo. Sono stati esaminati 85.176 piccoli nati tra il 2002 e il 2008 e anche i loro genitori hanno partecipato allo studio e sono stati diagnosticati 270 casi di autismo e malattie affini.
È emerso che i figli delle donne che avevano assunto acido folico all'inizio della gravidanza, hanno avuto un rischio ridotto del 40% di avere figli con un disturbo autistico rispetto alle coetanee che non hanno preso l'acido folico.
L'acido folico è una vitamina del gruppo B. Essenziale per le cellule che vanno incontro a processi di differenziazione e rapida proliferazione, come ad esempio le cellule del sangue e della pelle, è particolarmente importante durante la formazione dell'embrione, in quanto permette di prevenire una grave malformazione dello sviluppo, la spina bifida.
L'acido folico, seppur presente in natura nella carne, nel lievito di birra e in molti vegetali (asparagi, carciofi, verdure, arance e agrumi), viene ridotto notevolmente durante la cottura (circa 80%). Per questo è necessario che le donne lo integrino attraverso la dieta.
Lo studio ha preso in considerazione oltre 85mila bambini sul tipo di integratori assunti in gravidanza dalla mamma e in quale fase della gestazione.
Gli esperti hanno monitorato il campione di bambini per alcuni anni per verificare l'interazione tra acido folico e lo sviluppo di disturbi neurologici, tra cui l'autismo. Sono stati esaminati 85.176 piccoli nati tra il 2002 e il 2008 e anche i loro genitori hanno partecipato allo studio e sono stati diagnosticati 270 casi di autismo e malattie affini.
È emerso che i figli delle donne che avevano assunto acido folico all'inizio della gravidanza, hanno avuto un rischio ridotto del 40% di avere figli con un disturbo autistico rispetto alle coetanee che non hanno preso l'acido folico.
L'acido folico è una vitamina del gruppo B. Essenziale per le cellule che vanno incontro a processi di differenziazione e rapida proliferazione, come ad esempio le cellule del sangue e della pelle, è particolarmente importante durante la formazione dell'embrione, in quanto permette di prevenire una grave malformazione dello sviluppo, la spina bifida.
L'acido folico, seppur presente in natura nella carne, nel lievito di birra e in molti vegetali (asparagi, carciofi, verdure, arance e agrumi), viene ridotto notevolmente durante la cottura (circa 80%). Per questo è necessario che le donne lo integrino attraverso la dieta.
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venerdì 4 aprile 2014
Alimentazione durante la gravidanza
Durante la gravidanza la donna ha bisogno di una quota calorica
maggiore sia per la formazione di nuovi tessuti da parte del feto, della
placenta e dell'utero, sia per l'aumento della sua massa sanguigna e
del tessuto adiposo. Inoltre il metabolismo basale aumenta nel 2° e nel
3° trimestre di gravidanza e così il consumo calorico associato ai
movimenti della donna cresciuta di peso.
Esiste una notevole differenza sul "costo energetico" totale della gravidanza, a seconda delle condizioni e del comportamento della donna e cioè se continua a lavorare oppure conduce vita sedentaria. Si parla così di un costo energetico globale che varia tra le 40.000 e le 80.000 calorie.
Tra le gestanti, alcune hanno bisogni calorici e proteici particolarmente elevati: - le gravide con età inferiore ai 18 anni; - le pluripare; - le gravide con precedenti di malnutrizione (ad es. regimi dimagranti).
Attualmente per la gestante normotipo italiana si raccomandano 200-300 calorie in più al giorno.
È ormai assodato che il corretto sviluppo del neonato è in relazione all'alimentazione materna prima e soprattutto durante la gravidanza. A tal fine sono stati compiuti degli studi sul bilancio azotato che hanno stabilito che circa la metà dell'azoto proteico trattenuto dalla donna in gravidanza viene utilizzato per la sintesi di tessuti del feto e dei suoi annessi.
Una quota proteica di 5-6 gr in più al giorno, a partire dal 2° trimestre, è sufficiente per garantire un corretto accrescimento del feto. Ulteriori incrementi non sembrano portare alcun beneficio, né alla madre né al bambino; al contrario, possono essere nocivi per il feto.
Il Ferro è uno dei minerali su cui, durante la gravidanza, è necessario porre attenzione, dal momento che l'espansione del volume ematico in gravidanza, la cessione del ferro al feto e la quota perduta nel parto, messe insieme, possono esporre la donna ad uno stato di carenza di ferro all'interno dei globuli rossi (anemia).
Vero è, tuttavia, che l'organismo ha la capacità (entro certi limiti) di incrementare l'assorbimento di ferro dai cibi quando le riserve sono basse. Nel primo trimestre di gravidanza il maggior fabbisogno di ferro è compensato dall'interruzione delle perdite dovute al flusso mestruale e, se la donna non presenta al concepimento uno stato di anemia da carenza di ferro, non è necessaria alcuna supplementazione in presenza di una dieta bilanciata. Nel secondo e terzo trimestre il fabbisogno sale fino a 30 milligrammi al giorno, che possono essere ottenuti con una dieta sana ed equilibrata oppure con una supplementazione farmacologica.
Il feto umano alla nascita contiene circa 25-35 g di Calcio e 15-20 g di Fosforo sotto forma di sali, di questi circa la metà vengono depositati nel nuovo organismo durante gli ultimi due mesi di gestazione. Per questo motivo è importante che la gestante si assicuri un apporto quotidiano di 1000-1200 mg di Calcio soprattutto attraverso il consumo di latte e latticini che assicurano anche un ottimo apporto di Fosforo.
Dopo tante raccomandazioni sull'eventuale maggior consumo di sostanze alimentari durante la gravidanza, ci sembra utile ricordare come l'abuso di alcool da parte della gestante sia stato messo in relazione con malformazioni congenite e con basso peso alla nascita.
Esiste una notevole differenza sul "costo energetico" totale della gravidanza, a seconda delle condizioni e del comportamento della donna e cioè se continua a lavorare oppure conduce vita sedentaria. Si parla così di un costo energetico globale che varia tra le 40.000 e le 80.000 calorie.
Tra le gestanti, alcune hanno bisogni calorici e proteici particolarmente elevati: - le gravide con età inferiore ai 18 anni; - le pluripare; - le gravide con precedenti di malnutrizione (ad es. regimi dimagranti).
Attualmente per la gestante normotipo italiana si raccomandano 200-300 calorie in più al giorno.
È ormai assodato che il corretto sviluppo del neonato è in relazione all'alimentazione materna prima e soprattutto durante la gravidanza. A tal fine sono stati compiuti degli studi sul bilancio azotato che hanno stabilito che circa la metà dell'azoto proteico trattenuto dalla donna in gravidanza viene utilizzato per la sintesi di tessuti del feto e dei suoi annessi.
Una quota proteica di 5-6 gr in più al giorno, a partire dal 2° trimestre, è sufficiente per garantire un corretto accrescimento del feto. Ulteriori incrementi non sembrano portare alcun beneficio, né alla madre né al bambino; al contrario, possono essere nocivi per il feto.
Il Ferro è uno dei minerali su cui, durante la gravidanza, è necessario porre attenzione, dal momento che l'espansione del volume ematico in gravidanza, la cessione del ferro al feto e la quota perduta nel parto, messe insieme, possono esporre la donna ad uno stato di carenza di ferro all'interno dei globuli rossi (anemia).
Vero è, tuttavia, che l'organismo ha la capacità (entro certi limiti) di incrementare l'assorbimento di ferro dai cibi quando le riserve sono basse. Nel primo trimestre di gravidanza il maggior fabbisogno di ferro è compensato dall'interruzione delle perdite dovute al flusso mestruale e, se la donna non presenta al concepimento uno stato di anemia da carenza di ferro, non è necessaria alcuna supplementazione in presenza di una dieta bilanciata. Nel secondo e terzo trimestre il fabbisogno sale fino a 30 milligrammi al giorno, che possono essere ottenuti con una dieta sana ed equilibrata oppure con una supplementazione farmacologica.
Il feto umano alla nascita contiene circa 25-35 g di Calcio e 15-20 g di Fosforo sotto forma di sali, di questi circa la metà vengono depositati nel nuovo organismo durante gli ultimi due mesi di gestazione. Per questo motivo è importante che la gestante si assicuri un apporto quotidiano di 1000-1200 mg di Calcio soprattutto attraverso il consumo di latte e latticini che assicurano anche un ottimo apporto di Fosforo.
Dopo tante raccomandazioni sull'eventuale maggior consumo di sostanze alimentari durante la gravidanza, ci sembra utile ricordare come l'abuso di alcool da parte della gestante sia stato messo in relazione con malformazioni congenite e con basso peso alla nascita.
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Alimentazione e gravidanza
Alimentazione in gravidanza
Parlare di alimentazione in gravidanza significa prestare attenzione alla quantità, alla qualità e alla distribuzione dei cibi assunti, e dei pasti effettuati, durante i nove mesi di gestazione. Parlare di alimentazione in gravidanza significa innanzitutto sfatare un luogo comune assai diffuso e purtroppo spesso pericoloso. Ossia quello di credere che, di colpo, "dal momento in cui siamo in due" occorra anche "mangiare per due". Allo stesso modo è assolutamente scorretto anteporre preoccupazioni di carattere puramente estetico al benessere proprio e del proprio bambino. La gravidanza, è vero, comporta delle intense modificazioni per il corpo della donna. Molte delle quali, comunque, reversibili. Saperle accettare e gestire in modo naturale significherà anche poterle poi riassorbire in modo altrettanto rapido, efficace e fisiologico.
Partiamo quindi con il ricordare e sottolineare alcune regole fondamentali da seguire e alcuni criteri basilari da rispettare. Ad esempio, occorre innanzitutto prestare attenzione alle misure iniziali - pre-gravidiche - della gestante e calcolare il suo indice di massa corporea o Body Mass Index. La formula da utilizzare è molto semplice. Basta dividere il proprio peso per la propria altezza al quadrato. In altre parole, ipotizziamo di avere a che fare con una certa signora Maria. E mettiamo che questa, all'inizio dei nove mesi di gravidanza, misuri 170 centimetri di altezza per 65 chilogrammi di peso. Il calcolo da effettuare sarà 65 diviso 2,89 (ossia 1,70 al quadrato). Il risultato sarà 22,49, quindi compreso nell'intervallo standard tra 19,8 e 26. Ciò significa che la signora Maria ha un indice di massa corporea nella norma (verrà definita "normopeso") e che nel corso dei nove mesi di gravidanza potrà fisiologicamente aumentare tra gli 11,5 ed i 16 chilogrammi.
Se il suo body mass index fosse invece risultato inferiore a 19,8, la signora Maria sarebbe stata definita "magra" o - soprattutto in caso di valori inferiori a 18,5 - addirittura "sottopeso". Per lei verrebbe quindi giudicato fisiologico un aumento di peso in gravidanza compreso tra i 12,5 e i 18 chilogrammi. Al contrario una signora che iniziasse la propria gestazione con un indice di massa corporea compreso tra 26 e 29 dovrebbe cercare di limitare la propria crescita ponderale durante i nove mesi tra i 7 e gli 11,5 chilogrammi. Una donna, infine, che presenti un indice di massa corporea superiore a 30 già prima di rimanere incinta (quindi tendente all'obesità), non dovrà aumentare in gravidanza più di 7 chilogrammi.
Potrebbe interessarti: http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/alimentazione-gravidanza.html
Parlare di alimentazione in gravidanza significa prestare attenzione alla quantità, alla qualità e alla distribuzione dei cibi assunti, e dei pasti effettuati, durante i nove mesi di gestazione. Parlare di alimentazione in gravidanza significa innanzitutto sfatare un luogo comune assai diffuso e purtroppo spesso pericoloso. Ossia quello di credere che, di colpo, "dal momento in cui siamo in due" occorra anche "mangiare per due". Allo stesso modo è assolutamente scorretto anteporre preoccupazioni di carattere puramente estetico al benessere proprio e del proprio bambino. La gravidanza, è vero, comporta delle intense modificazioni per il corpo della donna. Molte delle quali, comunque, reversibili. Saperle accettare e gestire in modo naturale significherà anche poterle poi riassorbire in modo altrettanto rapido, efficace e fisiologico.
Partiamo quindi con il ricordare e sottolineare alcune regole fondamentali da seguire e alcuni criteri basilari da rispettare. Ad esempio, occorre innanzitutto prestare attenzione alle misure iniziali - pre-gravidiche - della gestante e calcolare il suo indice di massa corporea o Body Mass Index. La formula da utilizzare è molto semplice. Basta dividere il proprio peso per la propria altezza al quadrato. In altre parole, ipotizziamo di avere a che fare con una certa signora Maria. E mettiamo che questa, all'inizio dei nove mesi di gravidanza, misuri 170 centimetri di altezza per 65 chilogrammi di peso. Il calcolo da effettuare sarà 65 diviso 2,89 (ossia 1,70 al quadrato). Il risultato sarà 22,49, quindi compreso nell'intervallo standard tra 19,8 e 26. Ciò significa che la signora Maria ha un indice di massa corporea nella norma (verrà definita "normopeso") e che nel corso dei nove mesi di gravidanza potrà fisiologicamente aumentare tra gli 11,5 ed i 16 chilogrammi.
Se il suo body mass index fosse invece risultato inferiore a 19,8, la signora Maria sarebbe stata definita "magra" o - soprattutto in caso di valori inferiori a 18,5 - addirittura "sottopeso". Per lei verrebbe quindi giudicato fisiologico un aumento di peso in gravidanza compreso tra i 12,5 e i 18 chilogrammi. Al contrario una signora che iniziasse la propria gestazione con un indice di massa corporea compreso tra 26 e 29 dovrebbe cercare di limitare la propria crescita ponderale durante i nove mesi tra i 7 e gli 11,5 chilogrammi. Una donna, infine, che presenti un indice di massa corporea superiore a 30 già prima di rimanere incinta (quindi tendente all'obesità), non dovrà aumentare in gravidanza più di 7 chilogrammi.
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