“La mia famiglia è tutt’altro che perfetta – ha raccontato la Cuccarini -. E non è perfetto neppure il mio matrimonio. Come tutte le coppie, anche io e Silvio abbiamo avuto i nostri momenti difficili, le nostre crisi. Ma li abbiamo superati e siamo andati avanti, perché ci amiamo moltissimo. E lo abbiamo fatto anche per i nostri figli. Loro sono un collante importantissimo per la nostra unione. All’altare ho giurato di essere fedele a mio marito e di stargli vicino nella gioia e nel dolore – ha aggiunto – E per chi crede profondamente, come me, quelle parole hanno un significato profondo, sacro, indissolubile. E bisogna rispettarle a tutti i costi, anche quando non è facile. La fede aiuta a non essere egoisti, a non pensare solo a se stessi, ma a mettersi da parte, quando occorre, per il bene altrui. E, questo, per chi ha una famiglia è fondamentale. Non ho mai fatto interventi di chirurgia estetica. Ogni tanto faccio delle punturine di vitamine per “rinfrescare” il viso, ma niente di più. Non ho l’ossessione di sembrare una trentenne, non faccio una tragedia se mi spunta una ruga. Magari, in futuro, cambierò idea”.
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domenica 13 settembre 2015
Lorella Cuccarini: “Io e mio marito eravamo in crisi, ne siamo usciti grazie ai nostri figli”
Lorella Cuccarini si racconta e spiega qualche retroscena scottante
legato al suo matrimonio. La conduttrice, che sta per tornare in tv in
qualità di giudice nella trasmissione ‘Ti lascio una canzone’, ha
rilasciato qualche dichiarazione legata alla sua vita privata nel corso
di un’intervista al settimanale ‘DiPiù’.
“La mia famiglia è tutt’altro che perfetta – ha raccontato la Cuccarini -. E non è perfetto neppure il mio matrimonio. Come tutte le coppie, anche io e Silvio abbiamo avuto i nostri momenti difficili, le nostre crisi. Ma li abbiamo superati e siamo andati avanti, perché ci amiamo moltissimo. E lo abbiamo fatto anche per i nostri figli. Loro sono un collante importantissimo per la nostra unione. All’altare ho giurato di essere fedele a mio marito e di stargli vicino nella gioia e nel dolore – ha aggiunto – E per chi crede profondamente, come me, quelle parole hanno un significato profondo, sacro, indissolubile. E bisogna rispettarle a tutti i costi, anche quando non è facile. La fede aiuta a non essere egoisti, a non pensare solo a se stessi, ma a mettersi da parte, quando occorre, per il bene altrui. E, questo, per chi ha una famiglia è fondamentale. Non ho mai fatto interventi di chirurgia estetica. Ogni tanto faccio delle punturine di vitamine per “rinfrescare” il viso, ma niente di più. Non ho l’ossessione di sembrare una trentenne, non faccio una tragedia se mi spunta una ruga. Magari, in futuro, cambierò idea”.
“La mia famiglia è tutt’altro che perfetta – ha raccontato la Cuccarini -. E non è perfetto neppure il mio matrimonio. Come tutte le coppie, anche io e Silvio abbiamo avuto i nostri momenti difficili, le nostre crisi. Ma li abbiamo superati e siamo andati avanti, perché ci amiamo moltissimo. E lo abbiamo fatto anche per i nostri figli. Loro sono un collante importantissimo per la nostra unione. All’altare ho giurato di essere fedele a mio marito e di stargli vicino nella gioia e nel dolore – ha aggiunto – E per chi crede profondamente, come me, quelle parole hanno un significato profondo, sacro, indissolubile. E bisogna rispettarle a tutti i costi, anche quando non è facile. La fede aiuta a non essere egoisti, a non pensare solo a se stessi, ma a mettersi da parte, quando occorre, per il bene altrui. E, questo, per chi ha una famiglia è fondamentale. Non ho mai fatto interventi di chirurgia estetica. Ogni tanto faccio delle punturine di vitamine per “rinfrescare” il viso, ma niente di più. Non ho l’ossessione di sembrare una trentenne, non faccio una tragedia se mi spunta una ruga. Magari, in futuro, cambierò idea”.
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lunedì 4 marzo 2013
SELVAGGIA CONTRO BRIATORE: "IN KENYA NON INVESTE, OSTENTA". E SCOPPIA LA LITE
"Non so di che paese parli Briatore,
quando dipinge il Kenya come un posto tranquillo. Parla, forse, della
lingua di sabbia compresa tra il primo e l'ultimo ombrellone del suo bel
resort, in cui il peggior incidente che ti possa accadere è che ti cada
una capirinha sul costume La Perla", recentemente Flavio Briatore ha rilasciato un'intervista a "Chi" in cui difendeva il Kenya dall'accusa,
dopo l'aggressione di alcuni turisti italiani, di essere un posto poco
tranquillo. Per niente d'accordo naturalmente Selvaggia Lucarelli che ha detto la sua dal suo account Facebook (nel
link l'intervento completo): " Almeno sulla carta.
E allora dico una cosa, che non ha a che fare col giudizio perchè poi quest'uomo dà lavoro a gente del posto e non voglio ometterlo, ma ogni volta che vedo le foto di lui a mollo nelle acque cristalline con amici, moglie e figlio serviti da camerieri con vassoi di frutta e bibite che entrano in acqua vestiti per servirli, io provo un senso di profondo disagio. Immagino cosa debba pensare la sera quando torna a casa, il cameriere che ha conosciuto la fame e ora assiste ai pediluvi di Berlusconi, alle sfilate di rolex e di gnocche ingioiellate servite e riverite. Cosa racconti. E a chi. E mi chiedo come si faccia a non provare disagio ad aprire un locale che si chiama "Billionaire", che è il nome più cafone del creato, in un posto in cui milioni di persone (soprav)vivono e muoiono con un dollaro al giorno. Mi chiedo se rispettare un paese del genere, come dice il buon Flavio, non sia compito solo dei turisti cretini che sfoggiano il Rolex ma anche degli imprenditori che non conoscono la differenza tra investire e ostentare. (Nella foto, il figlio di Briatore Nathan Falco, in Kenya, con una t-shirt che magari tirerei fuori a Porto Cervo).
Veloce la risposta di Briatore via Twitter ("La lucarelli parla del kenia, avesse lei la dignità di questo popolo... invece nonsi capisce cosa fa... parla male di tutto e tutti") e la controreplica della Lucarelli: "Mi limito a dire che avere rispetto per un popolo è imparare a scrivere il nome del paese in cui vive. Kenya,non Kenia".
E allora dico una cosa, che non ha a che fare col giudizio perchè poi quest'uomo dà lavoro a gente del posto e non voglio ometterlo, ma ogni volta che vedo le foto di lui a mollo nelle acque cristalline con amici, moglie e figlio serviti da camerieri con vassoi di frutta e bibite che entrano in acqua vestiti per servirli, io provo un senso di profondo disagio. Immagino cosa debba pensare la sera quando torna a casa, il cameriere che ha conosciuto la fame e ora assiste ai pediluvi di Berlusconi, alle sfilate di rolex e di gnocche ingioiellate servite e riverite. Cosa racconti. E a chi. E mi chiedo come si faccia a non provare disagio ad aprire un locale che si chiama "Billionaire", che è il nome più cafone del creato, in un posto in cui milioni di persone (soprav)vivono e muoiono con un dollaro al giorno. Mi chiedo se rispettare un paese del genere, come dice il buon Flavio, non sia compito solo dei turisti cretini che sfoggiano il Rolex ma anche degli imprenditori che non conoscono la differenza tra investire e ostentare. (Nella foto, il figlio di Briatore Nathan Falco, in Kenya, con una t-shirt che magari tirerei fuori a Porto Cervo).
Veloce la risposta di Briatore via Twitter ("La lucarelli parla del kenia, avesse lei la dignità di questo popolo... invece nonsi capisce cosa fa... parla male di tutto e tutti") e la controreplica della Lucarelli: "Mi limito a dire che avere rispetto per un popolo è imparare a scrivere il nome del paese in cui vive. Kenya,non Kenia".
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